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Casa dell'accoglienza Enzo Jannacci

In quanto collaboratrice alla didattica per il biennio specialistico di Terapeutica Artistica presso l'Accademia di Brera, nel periodo intercorso dal mese di Agosto 2019 al mese di Gennaio 2020 ho personalmente seguito quattro progetti di cui tre tesi presso la Casa dell'Accoglienza Enzo Jannacci, Milano. La collaborazione tra il biennio e la Casa dell'Accoglienza esiste da diversi anni, nel corso dei quali sono stati realizzati diversi laboratori e attività con i vari utenti; recentemente è stato avviato il progetto "Milano entra nella Casa d’Accoglienza Enzo Jannacci" al fine di rendere lo spazio abitato più familiare e conosciuto attraverso la decorazione delle pareti con disegni ispirati a luoghi celebri di Milano. Sono stati quindi realizzati sotto la mia direzione il progetto nella sala mista comune, un murales raffigurante il colonnato di Brera, e le tesi delle studentesse Beatrice Canavesi, Francesca Pellone e Luana Aleo. Riprendendo il precedente lavoro svolto da Bruna Garabelli all'ingresso dell'infermeria, un murales raffigurante le guglie del Duomo, la tesista Canavesi ha riportato sulle pareti del corridoio dell'infermeria le geometrie della pavimentazione del Duomo modificandone i colori, scelti per ricreare un'atmosfera meno asettica; il progetto prosegue nell'opera condivisa realizzata da Pellone, che si è ispirata ai rosoni del Duomo creando così uno spazio dinamico lungo il corridoio degli spogliatoi del personale. Infine il murales della tesista Aleo ha visto come soggetto l'albero della vita esposto presso l'EXPO, al fine di ricreare nella sala ristoro degli educatori una condizione di convivialità e gioia. 

Il progetto ha avuto come scopo la riqualificazione di spazi abitati ma privi di un'identità attraverso l'operato di coloro che quegli spazi li vivono senza abitarli, senza un senso di appartenenza: il valore terapeutico di queste opere ha avuto un ottimo riscontro non solo sugli utenti che hanno partecipato ai laboratori ma anche su coloro che vivono nella struttura. Avendo cura di questi "non luoghi" gli ospiti hanno appreso ad aver cura della propria persona, riuscendo a risolvere situazioni che, all'inizio dei laboratori, impedivano loro di avere una certa stabilità e indipendenza.  L’estetica cambia l’atteggiamento e il comportamento dell’uomo e trasforma lo spazio in un luogo terapeutico sotto ogni punto di vista.

 

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